I Trulli di Alberobello
Panoramica
Ubicazione: Alberobello, Italia, Europa
Tema: Architettura, Città, Siti storici
Ad Alberobello si trova una densa concentrazione di trulli, antiche costruzioni in pietra calcarea a secco con tetti conici che furono costruiti tra la metà del XV secolo e la fine del XVIII secolo.
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I Trulli di Alberobello
Alberobello, cittadina dalle tipiche abitazioni in pietra a secco dette trulli, è un esempio straordinario di architettura locale. È uno dei centri urbani di questo tipo meglio conservati e più omogenei d’Europa. Il suo aspetto caratteristico, unito al fatto che gli edifici sono tuttora abitati, ne fanno un sito unico. Costituisce inoltre una significativa testimonianza della sopravvivenza di tecniche di costruzione preistoriche.
Nella Valle d’Itria è infatti documentata la presenza di insediamenti preistorici e la tradizione di edificare tholos (tombe a cupola) potrebbe risalire a quest’epoca. L’insediamento attuale risale alla metà del XIV secolo, quando l’area, apparentemente inabitata, fu data in concessione al primo Conte di Conversano da parte di Roberto d’Angiò, Principe di Taranto, come riconoscimento per il servizio reso durante le Crociate. Il Conte e i suoi successori diedero inizio all’antropizzazione dell’area, introducendo famiglie provenienti dai feudi limitrofi e consentendo loro di edificare capanne in pietra dette caselle. Ciononostante, studi recenti sembrano suggerire la presenza di agglomerati rurali sparsi già a partire dal 1000 d.C. circa, i quali, attraverso un graduale processo di accorpamento, si sarebbero evoluti fino a formare gli attuali rioni di Aja Piccola e di Monti. Secondo la tradizione, l’obbligo di costruire solo case in pietra con muri a secco venne imposto ai nuovi coloni per far sì che le stesse potessero essere rapidamente demolite. Questa scelta aveva un duplice scopo: dapprima sfrattare con facilità i residenti più restii e, successivamente, evitare il pagamento dei tributi sui centri abitati di nuova costruzione. Nel secondo caso, le abitazioni potevano essere ricostruite in tempi altrettanto brevi. Secondo le cronache, questi eventi si verificarono nel 1644, per ostacolare gli ispettori delle imposte inviati sul posto dal Re di Napoli. Tuttavia, un’analisi storica e comparativa suggerisce che questa tecnica di costruzione costituiva in origine la risposta fisica più semplice alle condizioni ambientali tipiche della zona, ma divenne successivamente un mezzo sfruttato per scopi punitivi.
A metà del XVI secolo, nell’area del rione Monti erano già stati edificati circa 40 trulli, ma fu nel 1620 che l’agglomerato cominciò a espandersi, quando cioè il Conte Gian Girolamo Guercio ordinò la costruzione di un forno, un mulino e una locanda. Alla fine del XVIII secolo la comunità degli alberobellesi contava più di 3.500 abitanti, che nel 1797 posero fine alla propria condizione di servitù feudale nei confronti degli Acquaviva ottenendo il titolo di città regia da parte di Ferdinando IV, Re di Napoli. La località prese quindi il nome di Alberobello, dall’appellativo latino medievale siva arboris belli usato per denominare il sito. Da allora, l’edificazione di nuovi trulli conobbe un rapido declino.
Queste costruzioni furono realizzate con rocce di pietra calcarea rifinite in maniera grossolana recuperate dai campi circostanti e, successivamente, dallo scavo dei pozzi per la raccolta dell’acqua. Vennero edificate direttamente sulla roccia naturale sottostante, utilizzando la sola tecnica della muratura a secco. I muri che formano le stanze rettangolari sono doppi, con intercapedini riempite di materiali più fini. In essi sono state ricavate finestre molto piccole. Il camino, il focolare, e i giacigli sono incassati in nicchie ricavate nei muri. Il tetto, anch’esso caratterizzato da un doppio strato, è edificato partendo direttamente dai muri portanti. Si sviluppa grazie a pennacchi piani che fungono da raccordo tra la struttura rettangolare sottostante e le sezioni rotonde o ovali della cupola. Queste sono ricoperte da strati consecutivi di lastre calcaree grigie dette chianche o chiancarelle. I tetti degli edifici più grandi terminano con un pinnacolo scolpito con elementi decorativi, la cui funzione è prevalentemente apotropaica. Un metodo ingegnoso permette inoltre di raccogliere l’acqua piovana grazie a grondaie sporgenti alla base del tetto che, attraverso un canale, convogliano l’acqua in una cisterna situata sotto il pavimento del trullo. Il tetto è accessibile attraverso un’angusta scala in pietra.
L’interno è corredato di strutture in legno, quali telai di porte, nicchie ad arco, ecc., e in alcuni dei trulli più grandi vi è anche un secondo piano ricavato da un pavimento di legno e raggiungibile attraverso una scala a pioli. La ventilazione del camino e del focolare in pietra è resa possibile grazie agli interstizi tra le lastre sovrastanti. I tetti, che non vengono dipinti e che sviluppano una patina di muschi e licheni, recano a volte simboli mitologici o religiosi realizzati in cenere bianca. Al contrario, i muri dei trulli devono essere regolarmente imbiancati con la calce: questo attenua le irregolarità delle singole pietre, conferendo alla superficie un aspetto brillante e omogeneo. Il rione Monti, situato su una collina che occupa una superficie di 6 ettari, conta 1.030 trulli. Le vie scorrono lungo il pendio e convergono alla base della collina. Il rione Aja Piccola, con i suoi 590 trulli, ha invece una struttura meno omogenea. Le vie convergono infatti su una masseria dove, in epoca feudale, i contadini venivano impiegati nella trebbiatura del grano.
Visita anche: UNESCO, Wikipedia
Contatti:
Alberobello, 70011 Alberobello
Tel.: 0039 392 426 6607
URL: http://www.trullimania.it

