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Vale la pena di inerpicarsi sulle stradette collaterali alla Valle del Tidone, attorno a Ziano piacentino, solo per conoscere la variegata personalità di Enrico Sgorbati: cortesia d’altri tempi, buon gusto, moderazione e vocazione al bello in ogni espressione.
La splendida sede dell’Azienda Piacentina si trova proprio nel centro del piccolo borgo di Fornello, un’enclave nobiliare dall’origine millenaria che include la pertinenza di una chiesetta dall’atmosfera struggente e dalle evenienze addirittura d’epoca romana come il Battistero.
I vigneti tutt’attorno hanno l’aspetto di un giardino all’italiana, pettinati con cura ed adagiati sulle morbide rotondità delle colline: al tramonto la luce li pennella di giallo oro, rifulgenti come diademi.Enrico Sgorbati ha ricostruito a sua misura l’Azienda, con ambienti ad un tempo sobri e raffinati all’interno di una struttura senza tempo, a fianco della modernissima cantina. Sembra che il vino nel bicchiere, sorseggiato camminando per le antiche sale risuoni di voci perdute nel tempo: e mai nel corso della visita ti potrai dimenticare di quell’eco etereo che pare circonfondere le volte, i muri di laterizi a mano, i terrazzi erbosi.
A dieci anni dall’inizio dell’attività dell’Azienda nella sua attuale forma, quest’evento - ricorrenza che è buona occasione per ripercorrere con calma l’approdo, agli inizi degli anni ‘90, alla vinificazione di qualità e anche per scoprire la nuova idea di Sgorbati: un Pinot Nero metodo classico vinificato in rosa in anteprima assoluta, dal nome provvisorio Dosaggio Zero.
Il Dosaggio Zero - vendemmia 2006 - è trattato con grande attenzione. Niente liqueur, solo lieviti naturali per 24 mesi, niente chiarifica: ne risulta un vino dalla pulizia quasi astratta, rotondo e fresco alla stesso tempo, forte di un proprio carattere e assai agevole alla beva.
Presentato ai circa 200 presenti da Davide Paolini che ha messo in luce l’attuale momento di grande interesse per i rosati, che stanno uscendo dall’ombra dei prodotti di risulta come spesso, superficialmente, sono stati vissuti negli ultimi anni.
In degustazione tutti i vini di Torre Fornello, di cui alcune brevi impressioni:
La Jara - Colli Piacentini Chardonnay DOC 2006. Grande impatto vegetale, con i toni verdi in forte evidenza. Tanto legno al naso, ancor più all’assaggio virato verso i toni medi. Bocca un po’ stretta in curiosa tensione tra l’attacco secco e un finale molto più rotondo, quasi zuccherino.
Cà del rio, Colli Piacentini Sauvignon DOC 2007. Naso Sauvignon che più non si può, perfettamente varietale. Bocca molto fresca, verdissima, quasi astringente sul vertice del sorso
Pratobianco - VdT 2007. Blend complesso di Sauvignon e Malvasia di Candia in parti uguali ed un saldo di Chardonnay, è fulgido degli aromi fruttolosi della Malvasia, complesso in esecuzione e in effetto. Pulito e agile, risulta anche tondo all’assaggio, sfumato in bello stacco. Piacevole sorpresa per un vino in commercio ben sotto i 10€ e ben calibrato.
Sinsal - Gutturnio Superiore DOC 2006. Naso deciso di frutti rossi e una vena di tabacco, ha tannini molto pronunciati, caratteristica comune ai vini rossi importanti di Torre Fornello, indice di rispetto delle caratteristiche di Barbera e Croatina. Finale leggermente un chiuso, ma rigoroso.
Cà Bernesca - Colli Piacentini Cabernet Sauvignon DOC 2003. Appena scavato al naso, traccia di lampone vivo, una certa vena speziata in uscita. Ancora tannini e e bocca tonda, proiettata verso un finale rilassato.
Latitudo 45 - Colli Piacentini Bonarda DOC 2003. Ha naso sottile e definito, contenuto ma evocativo, con una bocca bella di una sua arcana rusticità. Apprezzabilissimo per personalità e rigore dell’architettura. Piaciuto.
Infine la grande occasione di assaggiare i Campioni dell’Azienda in una spettacolare verticale “dalle origini ai giorni nostri” ed addirittura oltre: è stato possibile infatti accedere alle ultime due annate di Diacono imbottigliate ma non ancora commercializzate ovvero il 2005 e 2006.
Donna Luigia - Colli Piacentini Malvasia DOC
1999 - Il prototipo, curioso per rivivere l’idea di vino che ha portato al prodotto attuale. Palesa una piccola rifermentazione, ed un aroma piuttosto scomposto, è però plausibile come documento.
2000 - Straordinariamente vivo, naso di idrocarburi e bocca piena, appagante e lunghissima. Irresistibile.
2001 - Leggermente più stanco, ancor vivo e soddisfacente senza segnali di vecchiezza
2002 - Pulito al naso, ha belle sensazioni all’assaggio molto maturo ma con il frutto polputo
2003 - La versione più scarica, con il naso delicatissimo e una bocca con parabola appiattita sui toni medi.
2004 - Non prodotto
2005 - Non disponibile, ma che era piaciuto assai altrove
2006 - Al vertice della sua maturazione, esprime un generale rilassato equilibrio, con una sua correttezza formale senza brividi
2007 - già pronto, promette bene con il naso fruttato e gajo, una bocca solare, turgida di zuccheri ma ben modulata nello spettro gustativo. Lascia un ricordo lungo e grazioso.
Una nota generale: stupefacente la longevità del Donna Luigia, anche nelle annate storiche tutt’affatto vivo e scalciante.
Diacono Gerardo 1028 - Colli Piacentini Gutturnio Riserva DOC
1998 - Nel pieno della sua gioventù, ha ancora lunghissima vita. Profumo espresso quasi con sussiego, il frutto assai fine. Bocca vivissima, ancora fresca con impatto tannico fulminante.
1999 - Più ritroso ad esprimersi, ha buona pulizia e ampiezza, fino all’assaggio che ha una parabola lineare, ma da indagare senza fretta.
2000 - Richiede pazienza per dare: resta richiuso per più di qualche minuto, ma atteso con pazienza offre aromi compiuti, nobili ed austeri. L’assaggio restituisce il poderoso carico tannico svolto con certa morbidezza. Lungo il ricordo
2001 - Meno incisivo ma in fondo più agevole, ha pulizia d’espressione che si materializza in un sorso più complesso e sfaccettato di quanto t’aspetti. Maturo.
2002 - Naso che fatica a sciogliersi, appesantito in apertura. Poi prende il volo e restituisce una bocca tannica
2003 - Probabilmente la versione più equilibrata: per una volta l’anno “caldo” per antonomasia risulta in positivo, ed estrae qui polpa viva a contrastare i tannini. Armonia e tensione.
2004 - Non prodotto
2005 - Anteprima: mai appariscente il Diacono nel millesimo 05 si dà con meno parsimonia, frutto palpabile e gusto floreale. Nell’assaggio scavalcato il gradino tannico avrai un bel gesto disteso pur con qualche spigolo. Bocca molto spessa e persistente
2006 - Anteprima: seppur ancora non completamente espresso il più giovane ha una carica di piacevolezza elevata, una anticipazione della bevibilità che solo il tempo e la pazienza sapranno architettare. Immancabile il tappeto di tannini di inconfondibile fittezza, già attraversati da un accenno di morbidezza.
Una nota generale: impressionante la capacità di restare vivo nel tempo. Anche le bottiglie del decennale non solo non accennano stanchezza, ma dichiarano senza dubbio di poter ancora dare il meglio di sé. Per tutti i millesimi formidabile la resa tannica anche a fronte di una estrazione misurata. Più austeri che muscolosi, i Diacono hanno il tratto inconfondibile della signorilità.
A Torre Fornello si producono vini con un ventaglio espressivo piuttosto vasto, caratterizzati però da un tratto comune: un certo rigore formale e una certa coerenza d’impianto perfettamente lineare con il pacato entusiasmo di Sgorbati che innova, non smette di ricercare senza rifugiarsi nel colpo ad effetto.
Eleganza e nerbo, misura ed esuberanza, buon gusto, contiguità con la tradizione e con il territorio: impossibile non restarne irretiti.
Fornello, 15.09.2008
La notizia di ieri ha sconvolto il mondo del giornalismo enogastronomico. Non uso eccessi: una cancellazione di un blog come quello di Stefano Bonilli, Papero Giallo, è un fatto epocale. La notizia mi arriva da Andrea Gori per Sms, sento per telefono Elisia Menduni, e poi mi trovo a leggere qualche post nei vari blog. Se parliamo da un punto di vista di scoop, il primo a dare la notizia è stato Wittgenstein,che ha riportato le parole di Bonilli, poi Paolo Marchi( o viceversa, scusatemi), Massimo Bernardi su Kela Blu (apprezzato molto il modo, confesso), quindi sono apparsi commenti sparsi di Luciano Pignataro, Andrea Gori, Franco Ziliani, Carlo Macchi (complimenti per l’ufficio stampa, partita una mail con riporto sul blog in brevissimo tempo), Tommaso Farina, con commento esauriente sul blog di Gabriele Mastellarini. Il sito Wine news riporta la notizia con tanto di dichiarazione di Daniele Cernilli, nuovo direttore del Gambero. Il nuovo Papero Giallo è sovraffollato di contatti e Bonilli riappare sul blog di Kela Blu(mentre scrivo è riapparso). Non entro nella questione, visto che se ne parla molto negli altri blog, analizzo invece come è stata acolta la notizia rispetto a quando fu chiuso il Blog di Enzo Vizzari. Nel caso di Bonilli, il blog era uno strumento di uso quotidiano, utilizzato da anni, seguitissimo e oggetto di confronto animato, mentre Vizzari lo stava utilizzano a piccole dosi, ancora non del tutto convinto del mezzo. La eco nella blogosfera è stata diversa: se su Vizzari le voci di protesta si sono alzate per una censura che traumatizza chi frequenta il web, per Bonilli si sono levati voci accorate per il legame che si era creato nel corso degli anni di frequentazione, anche solo internettiana. Alla chiusura di Fritto Misto Bonilli affermò” Questa E’ una notizia, se ne dovrà palare nei giornali” però seguì un silenzio tombale. La fuoriuscita di Bonilli ha creato maggiore rumore, ne ha parlato Dagospia, rimane però il dubbio che sia ancora difficile far circolare al grande pubblico le notizie tramite Internet(lo conferma Bonilli nel suo ultimo post) e la stampa tradizionale (passatemi il termine) ancora non lo giudica una fonte da consultare con una certa frequenza. Una cosa è certa: il licenziamento ha fatto emergere una gran voglia di regolamenti di conti tra giornalisti, visto il tono di alcuni commenti, che chiedono subito a Cernilli di farsi da parte o quasi! Oltre a questo, la gratuit di tanti commenti fatti solo per farsi vedere Un stile che mi è piaciuto, asciutto e preciso, è stato quello scelto da Slow Food, che saluta Bonilli e fa gli auguri a Cernilli. Almeno ufficialmente è una bella figura.
Concludiamo il nostro tour Barcellonese visitando il ristorante Coure ( consigliato sempre da Andrea)….il locale è arredato in maniera sobria ed e’ dotato di una sala fumatori (cosa strana per la Spagna)
Sfogliando il menù, notiamo due diverse tipologie di degustazioni, e visto che ci e’ data la possibilita’ le prendiamo entrambe.
Iniziamo con un pre-antipasto….
Una fettina di carne sbollentata, accompagnata da sedano, mele Golden ed erba cipollina tagliata finemente, tutto ricoperto da un filo d’olio delicatissimo…
Ottimo il contrasto del frutto con il resto degli ingredienti….
Da questo momento però incominciamo a fare sul serio con i due diversi menù….
Nel primo viene servita una zuppa di yogurt, con pere e insalata….
Fresca e delicata….
Nell’altro, viene servito un brodino vegetale, accompagnato da uovo leggermente bollito come, un raviolo fresco con ripieno di carne, ricoperto da una spolverata di mollica abbrustolita e erba cipollina….
Gustosissimo il raviolo, semplice e delicato l’uovo….
Successivamente viene servito un piatto con filetti di tonno crudo, su di un letto di quadratini di formaggio fresco, ricoperti da petali di fiori, erba cipollina e cacao…
un piatto molto bello nell’estetica ma leggermente slegato, anche se di qualità eccellente….
Per l’altro menù, viene servito un trancio di baccalà al vapore accompagnato da palline di polenta, susine e capperi….
ottima la fattura del pesce e azzeccato l’abbinamento con la frutta….
Contestualmente, viene servito un calamaro al vapore, con fagiolini, purè di patate e ciliegino…quanta freschezza e bontà….
Breve pausa per il menù più semplice e invece per noi ci viene ripresentato il trancio di baccalà con susine e palline di polenta ma con diversa cottura questa volta al forno…
diversa la cottura diverso piatto infatti questa volta la freschezza del prodotto viene coperta da una cottura troppo elevata…
Penultimo piatto per i due menù
Per il menù più semplice viene servito un filetto di vitello ricoperto da una salsa alla cipolla dolce accompagnata da un risotto al tartufo…grazioso l’abbinamento e piacevoli i sapori in bocca…
Nell’altro menù, viene servito invece un cosciotto di agnello al forno e cipolla caramellata…un po’ pesantino come finale ma eccezionale la cottura e i contrasti…
Accompagniamo la cena con un ottimo Agaliu, fresco al palato e non troppo aggressivo con le nostre pietanze…
Siamo quasi alla fine e infatti dopo una pausa smoking ci portano il primo dolce, gelato alla vaniglia con frutta fresca, una spolverata di biscotti macinati e pistacchio in polvere…ci voleva proprio!!!!! fiu….che freschezza..
Secondo dolce, piu’ complesso, mini cannellone di gelatina con un ripieno alla ricotta, accompagnato da una pallina di gelato alla pesca e tocchetti di frutta fresca …..che bontà…..
Crediamo di aver finito ed invece ne arriva ancora un altro… ma quanti sono questi dolci?????
Questa volta gustiamo due semplici palline di gelato uno al cioccolato fondente e uno alla vaniglia
Che ricoprono una semplice fetta di pan di Spagna imbevuta di liquore…
anche a questo non possiamo rinunciare…anche se siamo sfiniti dalle prelibatezze già gustate….ma ne valeva proprio la pena….
Concludiamo la cena con un grappa e classici dolcetti secchi fra cui anche bucce di arancia caramellate e tartufi di cioccolato….
Conclusioni:
cari lettori un esperienza indimenticabile per la bontà e la freschezza dei prodotti…e soprattutto per i dolci…il servizio e davvero ottimo anche se un po’ distaccato…considerate che la cena ha avuto un costo per il menù a cinque portate di circa 65 euro compreso di vini e di circa 55 euro per quello a quattro, quindi decisamente ottimo il rapporto qualita’- prezzo, un motivo in piu’ per consigliare una visita in questo locale…un consiglio di Cuore…anzi di COURE!!!
Contatti: Ristorante Coure - Passatge Marimon 20, Barcellona Passatge Marimon 20, Spagna - Telefono: +34 932 007 532


Sarà anche milanese la famiglia di mia madre Graziella, Mariani il cognome di mia nonna (Giulia il suo nome) e Brizzi (Pino) quello del nonno, certo che spesero la loro vita tra Cantù, Como e Cernobbio. A Como mi sono pure sposato una prima e lontana volta (aprile 1984-giugno 1987) e se dicessi che non ho mai pranzato e cenato attorno al lago direi una bugia tanto grande quanto inutile. Però non ricordo di avere mai mangiato bene in un ristorante, bene per come lo intendo io, né da sbarbato né in seguito. Non fino a ieri sera quando mi sono goduto fino a esplodere la cucina di Andrea Dotti, per tutti Momi.
Ex Nuovo Macello a Milano, tornato comasco un lustro fa, Momi ha preso in mano il ristorante sul tetto del Coin a ridosso del Duomo, gli ha dato per nome il suo soprannome e sta facendo così bene il suo lavoro da meritare di entrare nella guida di Identità Golose (firma la scheda Raffaele Foglia, penna golosa della Provincia).
Grazie a lui, ieri sera sono stato bene a tavola a Como (non lo avrei mai creduto e nemmeno chi era con me) e ci tornerei stasera, se non avessi prenotato da un’altra parte, per restringere il menù a pochi da decisivi piatti, due in particolare: le Costine di maiale al vino rosso (spolpate con un trasporto degno dei giorni migliori della mia vita di eterno goloso) e il Fegato di vitello alla veneta con fichi, pappato da un altro commensale con estrema goduria.
Il Momi è sempre aperto a pranzo, ma con proposte più semplici ma non paninare (ricordiamoci che è collegato a un grande magazzino), e la sera solo da mercoledì a sabato, quattro opportunità per ungersi le mani, leccarsi i baffi e uscire soddisfatti. Per informazioni e prenotazioni 031.267846, menù degustazione (7 portate a scelta dello chef) a 35 euro. Il Duomo di notte da solo merita una visita, poi c’è Momi che vi aggiunge il suo mondo.

Stefano Bonilli è stato appena licenziato per giusta causa dal Gambero Rosso e il suo blog oscurato. Provare per credere cliccando qui. Il blog originario, perché da poco il Papero Giallo è tornato in rete con un diverso indirizzo: cliccare per leggere.
Che noi fiorentini siamo un popolo rissoso ed irascibile è arcinoto, lo dice la storia e ancora oggi non riesco veramente ad invidiare un amministratore della città, divisa su tutto ed il contrario di tutto. L’ultima questione arriva dal fatto che in Piazza della Signoria si svolga oggi il “Mercatale” manifestazione voluta dalla Regione Toscana, per stimolare l’incontro tra produttore e consumatore finale, al fine di eliminare inutili ricarichi dati da intermediazioni e trasporto. In molte piazze di città e paesi toscani la manifestazione si è svolta con tranquillità, qui in città ovviamente no. Leggetevi il fondo del “Corriere Fiorentino” che definisce una “vergogna” la concessione della piazza. Il sondaggio ad ora divide la città in maniera equa, qui trovate un’invettiva a tutto tondo di Francesco Bonami, che non sta certo a dirle dietro, attaccando in maniera diretta anche Slow Food, che sinoa che il presidente della Regione è Claudio Martini è come offendere il Papa. Parere personale: una serie di critiche poste da Bonami sono ampiamente condivisibili, soprattutto per quanto riguarda il degrado della città e l’indecisione che caratterizza questa amministrazione. Sbaglia, a mio avviso, a tirar fuori tanto livore in una manifestazione di qualità, che non è certo un mercatino strapaesano, ma si sa che ad un critico d’arte non si può chiedere troppo sul cibo, argomento alquanto popolare e poc snob. Chiaro che poi rode che lo spostamento di piazza sia dovuto ad uno spettacolo di Panariello, fosse dovuto ad un monologo di un grande attore:-)))
Per entrambi era la prima volta in questa splendida città e non ci ha deluso. Quattro giorni intensi, trascorsi tra Louvre e Museo D'Orsay, Marais e Montmartre, tra brasserie, caffè e boutique, viali e strette stradine pedonali... Abbiamo avuto la fortuna di trovare un albergo economico (59€ la doppia), pulito ed in una zona molto carina, tra Place de la Republique e Belleville, con un sacco di bistrot nei dintorni ed i locali di Canal St. Martin a due passi. Abbiamo scelto di vivere Parigi a piedi, giringirando a caso, perdendoci tra vicoli e parchi... naturalmente non potevamo non visitare almeno il Museo D'Orsay ed il Louvre, entrambi maestosi esempi di arte ed accoglienza museale, oltre naturalmente alla bellezza del contenuto...
Parigi è una città imponente, capitale di un Impero, effigie di un grande senso dello Stato e della Nazione, creata per stupire ed affascinare... forse, però, la parte che noi abbiamo preferito è quella accogliente ed intima della vita di quartiere... ogni luogo, anche se assaltato dai turisti, riesce a mantenere una sua autenticità, come i giocatori di bocce in Place Dauphine - Ile de la Cite o le boulangerie ebraiche ortodosse chiuse di sabato e con la panificazione approvata dal Rabbino che abbiamo trovato in mezzo a negozi chic.
Siamo rientrati in Italia con la certezza di aver trovato un luogo in cui torneremo e torneremo e torneremo...













