Arts & Culture

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I dieci luoghi imperdibili

Una città sbocciata sulla riva dei laghi che un tempo la circondavano completamente e che ancora oggi la ornano. Una città cantata da Virgilio che nei suoi pressi nacque: “Innalzerò un tempio marmoreo nella verde campagna”. Una città che ospita la più antica reliquia cristiana, il sangue di Gesù sceso sulla lancia di Longino. Un libero Comune medioevale, sorto nonostante la dominazione matildica. Un miracolo rinascimentale che ha al suo centro il Palazzo Ducale dei Gonzaga e la Picta di Andrea Mantegna. Una corte cinquecentesca e seicentesca che ha collezionato infinite opere d’arte, mentre la musica e il teatro trovavano tempo e spazio creando irripetibili momenti di spettacolo. Una città, infine, che ospita tesori del sapere appartenenti a molte epoche diverse, a molte e diverse culture. Nella Biblioteca Teresiana, nell’Archivio di Stato, nelle sale dei numerosi musei oggi aperti al pubblico e che motivano, insieme al Festivaletteratura, il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2016.

Palazzo Ducale
Il Palazzo Ducale di Mantova è un edificio forse unico in Europa per la sua ampiezza, per le oltre novecento stanze che contiene e per i capolavori che custodisce. La Camera degli Sposi di Andrea Mantegna, l’affresco cortese del Pisanello, gli arazzi fiamminghi su disegni di Raffaello, la Pala della Trinità del Rubens, i dipinti di Domenico Fetti, la collezione di opere trecentesche, le tarsie lignee dello Studiolo di Isabella, gli affreschi che in gran parte lo decorano, dall’epoca rinascimentale al Settecento. Giardini, cortili interni, apparati decorativi, il Tempio di Santa Barbara, la vista sui laghi. Un complesso che è cresciuto, quasi fosse un organismo vivente, dal momento in cui i Gonzaga presero il potere, ristrutturando edifici più antichi, fino al tempo dell’Imperatrice Maria Teresa. Vale da solo un viaggio e almeno un giorno di visita.
Concattedrale di Sant’Andrea
Massima espressione del genio architettonico e artistico di Leon Battista Alberti, la Concattedrale di Sant’Andrea vede una facciata unica al mondo, in cui il progetto del suo creatore, iniziato a realizzare nel 1472, compone gli stili dell’antichità per ottenere un inno all’intelligenza umana. La fabbrica della chiesa durò nei secoli, completando via via la grande navata, il transetto e l’abside, oggi fittamente ricoperti da affreschi settecenteschi e ottocenteschi, giungendo infine al coronamento dell’immensa cupola, opera di Filippo Juvarra, concepita nel 1732. Custodisce al suo interno la cappella funeraria di Andrea Mantegna, che presenta dipinti del medesimo artista e del giovane Correggio. Ospita i Sacri Vasi dove sono raccolte particelle del sangue di Cristo. Presenta altri interessanti dipinti, ad esempio di Lorenzo Costa il Vecchio, Fermo Ghisoni, Giovanni Battista Caccioli. Mostra anche interessanti sepolcri scolpiti. Visitarla significa perdersi in un labirinto d’arte, che viene riassunto e magnificato dall’invenzione albertiana.
Palazzo del Te
Un tempo era un’isola, sospesa ai margini del quarto lago di Mantova. Qui Giulio Romano realizzò, a partire dal 1524, il sogno del suo committente e amico, il duca Federico Gonzaga: costruire una villa fuori porta, luogo di meditazione, festeggiamenti, piaceri, incontri diplomatici. E qui si compie il capolavoro di Giulio, sia nella parte architettonica, sia negli affreschi che vestono la maggior parte delle sale e che sono esempi eccellenti del primo Manierismo. L’allievo prediletto di Raffaello volle infatti ornare le pareti di figure che si richiamavano ai miti classici, oppure alle storie romane, oppure al magnifico allevamento dei cavalli dei Gonzaga. La variazione infinita dei motivi, sia architettonici che pittorici, crea un gioiello unico nella storia dell’arte, che trascorre da elementi di assoluta armonia fino al disordine apparente del banchetto di Amore e Psiche, oppure alla caduta rovinosa dei Giganti, che invano cercano di raggiungere il cielo.
Tempio di San Sebastiano
Il Tempio di San Sebastiano, posto sul cosiddetto Cammino del Principe, è un’altra opera che, seppur mai completamente realizzata, illustra l’ingegno di Leon Battista Alberti. Iniziata nel 1460, e completata parzialmente da Luca Fancelli, la costruzione mostra una facciata di impronta classica e un interno a croce greca in mattoni che stupisce per il suo volume perfetto. Nonostante i numerosi restauri, anche disgraziati, l’edificio conserva grande fascino, pur essendo divenuto nel tempo un Famedio dedicato ai caduti per la patria. A pochi passi, nell’antico Palazzo di San Sebastiano, voluto negli anni che vanno dal 1506 al 1508 da Francesco I, nipote di Ludovico Gonzaga, si apre il Museo della Città. Qui vengono ospitate opere che narrano la storia di Mantova, interessanti dipinti di epoca rinascimentale e una collezione di sculture di primaria importanza. Il visitatore rimarrà affascinato da reperti di epoca greca e romana, ma soprattutto dal genio di alcuni sommi artisti. Un viaggio sorprendente nel passato.
Cattedrale
Il Duomo di Mantova trae origine dai secoli antichi, quando le chiese paleocristiane di San Paolo e San Pietro stavano nel cuore della città vecchia, che a quel tempo corrispondeva alla parte più elevata di Mantova, ovvero ai dintorni dell’attuale piazza Sordello. San Pietro conobbe un’evoluzione nei secoli, diventando prima chiesa romanica, poi edificio gotico, quindi tempio ristrutturato da Giulio Romano. L’artista, negli ultimi anni della sua vita, trasformò l’interno disegnando cinque maestose navate che si riferiscono architettonicamente alle Basiliche romane e alla prima San Pietro di Roma. La facciata settecentesca completò questa affascinante costruzione, nascondendo tuttavia la facciata tardogotica dei fratelli veneziani Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne. All’interno, sono ospitate numerose opere d’arte: un sarcofago del quarto secolo dopo Cristo, affreschi e dipinti di Antonio Maria Viani, decorazioni di Ippolito Andreasi, tele del Brusasorci e di Girolamo Mazzola Bedoli, lapidi e statue antiche, due splendide cappelle, frammenti pittorici gotici e rinascimentali.
Rotonda di San Lorenzo
La Rotonda di San Lorenzo è un notevole edificio di culto medioevale, forse legato alle stazioni del pellegrinaggio relativo al Sangue di Cristo, che venne riscoperto a Mantova all’epoca della dominazione dei Canossa. Fu proprio la madre di Matilde, Beatrice di Lorena, a seguire i consigli di un mendicante cieco che nel 1048 le indicò il punto dove riportare alla luce la preziosa reliquia. La Rotonda venne costruita certamente nell’undicesimo secolo, anche se la data esatta è ancora controversa. Venne poi chiusa all’epoca di Guglielmo Gonzaga e progressivamente ricoperta da altri edifici, per essere riscoperta a sua volta nel ventesimo secolo. Nonostante i numerosi restauri appare nella sua bellezza, ad un livello di suolo più basso rispetto alle vie e piazze attuali. L’interno, oltre a presentare interessanti affreschi del dodicesimo secolo, mostra un matroneo e un’abside semicircolare. Ricondotta alle sue funzioni di luogo di culto e di monumento di interesse storico, viene custodita e resa fruibile dall’Associazione per i Monumenti Domenicani.
Museo Diocesano
Il Museo Diocesano, sito in piazza Virgiliana, venne aperto nel 1983, utilizzando parte dell’antico monastero agostiniano di Sant’Agnese. È dedicato al vescovo Francesco Gonzaga. La sua bella fronte neoclassica, realizzata nel 1795, è frutto dell’ingegno dell’architetto veronese Paolo Pozzo. Ospita magnifiche collezioni, principalmente d’arte sacra. Tra queste occorre almeno nominare: una nutrita serie di quadri settecenteschi di Giuseppe Bazzani; un insieme di stupendi oggetti provenienti dai tesori della Cattedrale e della Basilica di Santa Barbara, tra cui il celebre messale di Barbara di Brandeburgo, miniato a partire dal 1442, e il sontuoso Reliquario della Vera Croce, di manifattura lombarda del sedicesimo secolo; una rassegna unica per completezza di armature quattrocentesche trasportate dal Santuario della Madonna delle Grazie; tre arazzi fiamminghi e altri arazzi intessuti a Parigi alla fine del sedicesimo secolo; un gruppo di opere di illustri autori quali Andrea Mantegna, Correggio, Domenico Fetti, Benedetto Pagni; un nucleo di ceramiche rinascimentali mantovane; oggetti in avorio e smalti di Limoges. La visita di queste sale che attorniano il chiostro grande del monastero è assolutamente necessaria.
Museo di Palazzo D’Arco
La nobile famiglia trentina dei D’Arco abitò stabilmente a Mantova a partire dal 1740. Nel 1784 il Conte Giovanni Battista Gherardo decise di ristrutturare un palazzo acquisito nella attuale omonima piazza, che venne ricondotto al gusto neoclassico grazie all’architetto Antonio Colonna. In seguito, i possedimenti della famiglia si ampliarono ulteriormente, acquisendo il giardino retrostante e una palazzina cinquecentesca in cui appare un salone affrescato da Giovanni Maria Falconetto, dove i segni zodiacali vengono associati in diversi riquadri ai miti antichi e alle opere dell’uomo. L’ultima esponente della famiglia, signora Giovanna, costituì una Fondazione che oggi gestisce il Palazzo e tutte le collezioni in esso contenute. Una ricca Pinacoteca, comprendente dipinti di Lorenzo Costa il Vecchio e il Giovane, Giuseppe Bazzani, Boccaccino, Magnasco, Lotto, Tintoretto, Van Dyck, e molti altri. Inoltre, una collezione di libri di storia naturale, una di strumenti musicali, una ricca biblioteca. Il tutto ospitato in ambienti d’epoca settecentesca e ottocentesca, in cui spicca una bellissima cucina antica con i suoi rami.
Teatro del Bibiena
Inaugurato di fatto dal giovanissimo Mozart il 16 gennaio 1770, il Teatro progettato da Antonio Galli da Bibiena in forme tardobarocche veniva a modificare totalmente un palazzo cinquecentesco, sede nel tempo di una serie di Accademie. Infatti, la splendida sala a forma di campana, composta da diversi ordini di palchetti e arricchita da dipinti e statue, fu pensata inizialmente come Aula magna dell’Accademia dei Timidi, anche se immediatamente vi furono svolti spettacoli musicali. La facciata venne realizzata più tardi dal veronese Paolo Pozzo in forme neoclassiche. L’edificio venne quindi ultimato nel 1775. Straordinaria cassa armonica, stupisce ancora oggi per la varietà delle sue forme, che affascinano lo spettatore unendosi alle melodie delle molte rappresentazioni cameristiche che qui si svolgono.
Rio e Pescherie
Il Rio mantovano è un canale artificiale creato nel Medioevo per compensare i livelli delle acque tra le diverse parti dei laghi. Oggi è parzialmente coperto, ma là dove scorre liberamente contribuisce all’immagine di Mantova, città circondata dalle acque, ed al rapporto di queste con la vita degli abitanti. Uno dei punti più suggestivi corrisponde al luogo dove il Rio viene sormontato dalle cosiddette Pescherie, progettate da Giulio Romano e, seppur molto rimaneggiate, ancora tipiche del suo stile manierista. Nella medesima area sorge un alto campanile gotico, unico elemento sopravvissuto della grande chiesa di San Domenico e del suo convento. Nel 2016, l’amministrazione comunale ha deciso di compiere un intervento di rigenerazione del luogo, restaurando e rendendo agibili le Beccherie sottostanti e innovando l’impianto di illuminazione, Così, anche questa zona è oggi più vicina al cittadino e al turista, che potrà scoprire, insieme a questo, altri tesori della città virgiliana. La Casa del Mantegna, il Museo Tazio Nuvolari, il Museo dei Pompieri, il Museo Archeologico, l’Orologio Astronomico e tante altre bellezze, che fanno di Mantova un vero Museo Urbano Diffuso.
Ringraziamenti: esposizione

Ideato e promosso da / Founded and Promoted by:
Mattia Palazzi (Sindaco del Comune di Mantova)
con Lorenza Baroncelli (Assessore alla rigenerazione urbana e del territorio, marketing urbano, progetti e relazioni internazionali del Comune di Mantova)

Coordinamento Scientifico / Scientific Coordinator:
Sebastiano Sali

Curatore testi e immagini / Superintendent texts and images:
Giovanni Pasetti

Foto di / Photo by:
Nathàlia Bariani
Gian Maria Pontiroli
Alessia Lodi Rizzini

Redazione / Editors:
Erica Beccalossi
Sara Crimella
Carlotta Depalmas
Veronica Zirelli

Ringraziamenti: tutti i partner multimediali
In alcuni casi, l'esposizione potrebbe essere stata realizzata da una terza parte indipendente, pertanto potrebbe non rappresentare sempre la politica delle istituzioni (elencate di seguito) che hanno fornito i contenuti.