Arts & Culture

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2014

Visita alla Casa di Gabriele d'Annunzio

Tutto è qui da me creato e trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile nel senso che io voglio dare allo stile
 (Gabriele d'Annunzio, Atto di donazione del Vittoriale, 22 dicembre 1923)

La Prioria, ovvero la casa di “Frate Gabriel priore”, come amava definirsi d’Annunzio quando decise di ritirarsi sulle sponde del lago di Garda, presenta una facciata ispirata al “disegno del Palazzotto aretino del Podestà”. L’architetto Maroni, su indicazioni del Comandante, ha collocato ai lati gli altorilievi del Leone di san Marco e dell’Aquila di san Giovanni, e tra due affreschi rinvenuti durante i lavori, molti stemmi, fra cui quello dei Medici, dei Canossa, delle città di Firenze e Trieste; quello di Trento con l’aquila venne staccato dal Palazzo comunale della città per essere donato al Poeta e sostituito con una copia, così ancora oggi quello originale si può ammirare sulla facciata della Prioria. 

Proprio al centro c’è lo stemma disegnato da d’Annunzio raffigurante un levriero con il motto “Né più fermo, né più fedele”. All’originaria porta d’ingresso, sormontata da un balcone, fu aggiunto un piccolo pronao in pietra di Verona sul cui arco si legge: “Sia pace a questa casa. / Spirito di vittoria dia pace a questa casa d’uomo prode” e sopra l’arco sono state collocate due Vittorie attribuibili al Sansovino. Per completare la facciata, il Poeta ha voluto un altorilievo in bronzo di soggetto francescano,con alcuni versi del Cantico delle creaturee, come una sorta di suggello, un suo verso creato ad hoc: “E beati quelli Ke morranno a buona guerra”.

Il Vestibolo  -  Piccolo ambiente dal forte  valore mistico e sacrale. La colonnina divide l’ingresso in due zone che conducono a due diverse stanze d’attesa della casa: l’Oratorio Dalmata, sulla sinistra e la Stanza del Mascheraio, sulla destra
La Stanza del Mascheraio  -  Piccolo ambiente di passaggio dedicato agli ospiti più sgraditi, i quali venivano fatti attendere anche per ore di fronte ad una grossa iscrizione dorata a specchio e in versi -dai toni ironici- prima di essere ricevuti da d’Annunzio

Ho fatto di tutto me la mia casa; e l’amo in ogni parte. Se nel mio linguaggio la interrogo, ella mi risponde nel mio linguaggio.

(Libro segreto)

Bisogna convincersi che più ancora che poeta, che romanziere, che uomo di guerra, io, nel Vittoriale, ho dato la prova di essere il più grande tappezziere del mondo.

(Intervista a d’Annunzio di O. Vergani)

La Stanza della Musica  -  Stanza dall’atmosfera quasi surreale, generata da un particolare gioco di contrasti. Originariamente intesa come sala da concerti, sulle sue pareti si alternano stoffe di damasco rosso sangue e drappeggi di seta nera con motivi dorati che rappresentano animali selvaggi domati dal canto e dalla musica. Numerosi oggetti sono distribuiti per la stanza
La Stanza del Mappamondo  -  Prende il nome dal grande mappamondo sormontato da un grande galeone in ferro battuto che si trova al centro della stanza. La stanza, oltre a contenere una biblioteca d’arte, fungeva da cenacolo
La Stanza della Zambracca  -  D’Annunzio utilizzava questo piccolo ambiente sia come studiolo, sia come anticamera. Al suo interno numerosi riferimenti all’arte greca e una fornitissima farmacia. Anche qui la stratificazione degli oggetti è massiccia. D’Annunzio venne trovato morto proprio in questa stanza.
La Stanza della Leda  -  La stanza da letto di Gabriele d’Annunzio. Il nome di questa stanza viene dal gesso dorato di Leda amata da Zeus in forma di cigno che si trova in una nicchia di fronte all’alcova. In questa stanza è molto forte l’atmosfera di sensualità
Veranda dell’Apollino  - Il nome deriva dalla statua decorata di Apollo, collocata al centro della stanza.  D’Annunzio era solito sostare qui per leggere e sbrigare la corrispondenza

Fra le mie maioliche di Persia, fra le mattonelle di terra smaltata che illuminano la stanza da bagno, ho una Fenice entro un pesco fiorito

Bagno blu  -  Bagno privato decorato dalla presenza di circa novecento oggetti d’arredo, quasi tutti di gusto orientale. I sanitari di colore blu oltremare aiutano a creare un ambiente suggestivo e particolare e non mancano rimandi alla classicità

La stanza [del Lebbroso] è un miracolo di là della tua arte e di là della mia ispirazione. E’ un miracolo ed è un mistero entrambi inconoscibili.

(Lettera a Guido Cadorin)

La Stanza del Lebbroso  -  L’ambiente più intimo e raccolto della Prioria. D’Annunzio vi si ritirava in meditazione. Al centro della stanza è posizionato il particolarissimo letto-bara. Originale il dispendioso rivestimento alle pareti
Corridoio della Via Crucis  -  Stretto corridoio decorato alle pareti da tessuti e da una serie di pannelli a smalto raffiguranti le stazioni della Via Crucis
Stanza delle Reliquie  -  L’ambiente rivela la personale idea del sacro di d’Annunzio attraverso l’accumulo di idoli. Mescolate alle immagini sacre sono anche numerose reliquie di guerra. La stanza ospitava spesso piccoli concerti al pianoforte
Cucina  -  Luogo quasi per nulla frequentato dal poeta e che per questo motivo si distingue nettamente dal resto delle stanze. Attrezzata di camino e scaldavivande, disponeva di una serie di utensili rari, di una ghiacciaia e persino di un frigorifero elettrico
La Stanza delle Marionette  -  Qui si preparavano le amanti occasionali di Gabriele d’Annunzio. Si tratta di un piccolo ambiente dotato di guardaroba e di un salotto da toeletta. Sono presenti tre finestre cieche con all’interno altrettante marionette veneziane
Stanza del Giglio  -  Uno studio-biblioteca che raccoglie circa tremila volumi di storia e letteratura italiana, un armonium e due nicchie, piene di libri annotati. La decorazione pittorica della stanza è costituita da rami d’ulivo e gigli fioriti

E qui non a impolverarsi ma a vivere sono collocati i miei libri di studio, in così gran numero e di tanto pregio che superano forse ogni altra biblioteca di solitario studioso.

(Atto di Donazione)

Oratorio dalmata  -  Sala d’attesa per gli ospiti ben accetti, prospiciente la stanza del Mascheraio. L’atmosfera è ancora una volta religiosa: il poeta riunisce anche qui reliquie sacre antiche e moderne
Scrittoio del Monco  -  Biblioteca di letteratura francese e italiana adibita al disbrigo della corrispondenza. Particolare è l’entrata dove, in alto, campeggia una mano sinistra mozzata e scorticata che sta a significare l’impossibilità del poeta di rispondere alle numerosissime lettere che riceveva ogni giorno

Sono entrato furtivamente nella mia Officina; e – dopo tanto – ho conosciuto alcuni attimi di felicità. Tutto è perfetto.

(Lettera a Gian Carlo Maroni)

Officina  -  Luogo di lavoro di d’Annunzio, include i suoi preziosi strumenti e  oggetti più intimi come il calco in gesso del volto di Eleonora Duse, spesso coperto da un velo, per non distrarre la concentrazione del poeta. Molto luminoso e ordinato
Clausura  -  Parte più nascosta della Prioria, nella quale vivevano le sue donne e le ospiti importanti che il poeta era solito accogliere. Particolarità della Clausura è il bagno in comune
Clausura  -  Parte più nascosta della Prioria, nella quale vivevano le sue donne e le ospiti importanti che il poeta era solito accogliere. Particolarità della Clausura è il bagno in comune
Clausura  -  Parte più nascosta della Prioria, nella quale vivevano le sue donne e le ospiti importanti che il poeta era solito accogliere. Particolarità della Clausura è il bagno in comune
Clausura  -  Parte più nascosta della Prioria, nella quale vivevano le sue donne e le ospiti importanti che il poeta era solito accogliere. Particolarità della Clausura è il bagno in comune
Clausura  -  Parte più nascosta della Prioria, nella quale vivevano le sue donne e le ospiti importanti che il poeta era solito accogliere. Particolarità della Clausura è il bagno in comune
Clausura  -  Parte più nascosta della Prioria, nella quale vivevano le sue donne e le ospiti importanti che il poeta era solito accogliere. Particolarità della Clausura è il bagno in comune
Corridoio del Labirinto  -  Corridoio dai colori tenui che ospita circa duemila volumi rilegati
Stanza della Cheli  -  Sala da pranzo di Gabriele d’Annunzio. Sul lungo tavolo da pranzo, come monito ai suoi ospiti, il Poeta ha sistemato il carapace di una tartaruga morta per un’indigestione. Proprio dal nome greco della tartaruga prende nome anche la stanza
Credits: Exhibit

Autore dei testi — Giordano Bruno Guerri
Con la collaborazione di — Chiara Arnaudi
Fotografie — Giovanni Vanoglio

Credits: All media
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